Il burnout nei liberi professionisti

Fattori di rischio e caratteristiche del burnout per liberi professionisti e consulenti

Nei nostri articoli su Psicologo Melzo abbiamo affrontato diversi aspetti della sindrome da burnout, spiegando di che cosa si tratti, con quali sintomi si manifesta e con quali mosse sia possibile prevenire e rimediare.

Per chi fosse interessato ad una visione più generale del tema, consigliamo di cliccare sull’articolo “La sindrome da Burnout”.

Esistono però categorie professionali nelle quali il rischio di incorrere nel burnout è maggiore e/o vi sono caratteristiche legate alla specificità del lavoro: per questo motivo abbiamo analizzato il burnout, per esempio, negli operatori socio sanitari e negli insegnanti.

Vi è però una categoria di lavoratori che come comune denominatore non hanno tanto l’oggetto del proprio operato, ma la posizione contrattuale: in questo articolo parliamo specificatamente dei liberi professionisti, ovvero persone che operano senza un rapporto di lavoro subordinato.

In un precedente articolo di Psicologo Melzo abbiamo descritto quali sono le caratteristiche psicologiche dei liberi professionisti (per chi fosse interessato, cliccare qui).

Rispetto al burnout, la ricerca di una psicologa australiana  (S. J. Barclay) ha fornito risultati interessanti. Sembra che i liberi professionisti abbiano una percezione del proprio rischio di burnout differente rispetto ai lavoratori dipendenti.

Ecco quali sintomi sembrano esser tipici del burnout dei liberi professionisti

I lavoratori dipendenti sembrano esser caratterizzati da sintomi quali:

  • affaticamento emotivo;
  • depersonalizzazione;
  • senso di inefficacia personale.

I liberi professionisti sembrano invece presentare maggiormente:

  • sintomi fisici;
  • senso di spossatezza e di aver esaurito le risorse (sia fisiche che mentali);
  • maggiori ripercussioni su sistema immunitario e apparato digerente;
  • maggior difficoltà di concentrazione.

In particolare, pare che una volta raggiunta una stabilità economica ritenuta soddisfacente, vi sia un progressivo disinteresse verso il proprio lavoro.

La nostra ipotesi sul motivo di queste differenze

A nostro parere, tale dato presenta un’incongruenza con un altro elemento presentato nell’articolo relativo alle caratteristiche psicologiche della libera professione: dal campione di lavoratori con cui la Barclay ha lavorato alla propria ricerca, pare infatti che il motivo principale per cui una persona scelga la libera professione non siano gli aspetti economici, ma la possibilità di aver un maggior senso di controllo e libertà sul proprio tempo e sulla propria vita.

La nostra ipotesi è che il livello economico venga poi più o meno inconsapevolmente preso come parametro di riferimento rispetto al proprio senso di efficacia e di successo, ma pare poco plausibile generalizzare tale conclusione senza tener conto delle caratteristiche di personalità dei singoli componenti del campione.

Più in generale, la soddisfazione lavorativa nelle persone non è per forza legata all’aspetto economico. Vi sono persone interessate unicamente ad aumentare il più possibile le proprie entrate, altre che invece prediligono poter aver una maggior visibilità (o serenità, o stabilità, o comodità...) a scapito magari di offerte lavorative più remunerative.

Come mai sintomi diversi e quali rimedi?

Di certo i sintomi descritti come specifici per il burnout sembrano, a nostro avviso, poter esser spiegati col fatto che mai come per un libero professionista il “più lavori più guadagni” (non fosse altro che per una “banale” questione di ore fatturate), per cui si tende ad un maggior consumo di energie, un maggior rischio di “spremersi”, non avendo nemmeno dei limiti (mentre un lavoratore dipendente per legge non può lavorare più delle ore previste dal proprio contratto, così come anche gli straordinari non sono illimitati).

Per questo motivo, alcune misure specifiche di prevenzione del burnout per un libero professionista possono essere:

  • definire i propri obiettivi in base alle proprie risorse di tempo, mentali e relazionali: non sempre è possibile agire sull’urgenza o sulla possibilità dell’ultimo momento;
  • cercare di imporsi dei limiti orari che tutelino sia i propri ritmi biologici (ciclo sonno/veglia, alimentazione), sia socio-relazionali;
  • alternare parte della propria attività tra momenti di lavoro in completa autonomia e in team.

Per approfondire

Barclay, S.J. (2015). Burnout, fatigue and stress factors in solo entrepreneurs. Postgraduate Degree in Master of Business Administration, Australian Institute of Business.

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