Il disegno nei bambini da 1 a 3 anni

Lo sviluppo del disegno fino ai 3 anni di età

Prima di iniziare nella descrizione dell’evoluzione e dei significati dell’attività grafica nei bambini, è fondamentale sottolineare che le tappe di sviluppo indicate hanno un valore puramente indicativo e non normativo: come tutte le altre funzioni (linguaggio, capacità di gattonare e di camminare...), ogni bambino ha i propri tempi e le proprie caratteristiche.
Essere in anticipo o in ritardo rispetto alla “norma” è un dato meramente statistico che, da solo, non è assumibile come “sintomo” o elemento di preoccupazione. Inoltre, va aggiunto che lo sviluppo psicomotorio di un bambino dipende molto anche dall’ambiente di vita e dalle stimolazioni a cui è esposto: vedremo quindi che cosa l’adulto può fare per aiutare una maturazione delle capacità del bambino.

Il disegno nel primo anno di vita

Fino al primo anno di età i bambini non hanno capacità ed interesse per un’attività di tipo grafica: attorno al compimento del primo anno di vita è possibile che, se sollecitati dall’adulto, possano impugnare uno strumento (i pennarelli, essendo più grossi come impugnatura e scorrevoli come tratto, risultano più semplici rispetto a matite, pastelli a cera o normali...) e “disegnare”: i risultati sono spesso dei buchi e degli sfregamenti sui fogli, perfettamente in linea con le tappe di sviluppo psicomotorio del periodo: non ancora in grado di controllare la carica energetica impiegata nell’attività e l’impugnatura grossolana dello strumento non permettono di ottenere altri tipi di realizzazioni. È comunque importante la scoperta da parte del bambino di poter lasciare un segno sul foglio, oltre che sperimentare una sorta di piacere nell’attività legata al movimento prodotto per realizzarla.

Il disegno dall'anno e mezzo ai due anni (18-24 mesi)

Verso i 18 mesi che compare nel bambino inizia spontaneamente a tracciare dei segni casuali su una superficie (che spesso si spera coincidere con il foglio e non con un muro o un tavolo di legno pregiato, ma per ovviare a questi problemi, rinviamo ad un altro articolo su Psicologo Melzo Psicologo Novate relativo alla organizzazione della casa per bambino e anche genitori)

Gli scarabocchi disordinati

L’iniziativa nel disegnare compare solitamente attorno al primo anno e mezzo di vita, con quello che viene chiamato lo “Stadio dello scarabocchio” che si caratterizza per la produzione di segni casuali del bambino, che traccia linee sul foglio senza l’intento di rappresentare qualcosa. Questi primi tentativi grafici sono chiamati “scarabocchi disordinati” proprio perché i segni tracciati non riproducono un’intenzionalità rappresentativa presente nel bambino: il disegno non è un’attività per rappresentare persone, oggetti o emozioni, anzi, spesso i bambini non sono nemmeno interessati a guardare quello che stanno realizzando sul foglio.

Il (non) uso dei colori

Per questo motivo la scelta e l’uso dei colori non è ancora una variabile contemplata dal bambino, che predilige lo stesso colore (anche perché non comporta il dover interrompere l’attività per cambiarlo).
Rispetto ai mesi precedenti però, quando si lasciavano buchi sul foglio o sfregamenti, il bambino adesso progressivamente migliora la capacità di regolare la pressione della mano e l’impugnatura dello strumento. Questi progressi aiutano lo sviluppo della massa muscolare e ne migliorano i movimenti fini.

Genitori: che cosa fare e che cosa non dare

Questo spiega come mai non è utile per un bambino passare tanto tempo davanti a tablet o smartphone: questi dispositivi, molto accattivanti perché luminosi, con suoni e soprattutto perché di facile utilizzo (qualsiasi icona si clicchi si apre immediatamente) e quindi gratificanti, hanno lo svantaggio di non stimolare il movimento del bambino.
È molto importante quindi stimolare il bambino a disegnare, non di certo obbligandolo, ma mostrando interesse per i suoi lavori, approvando il suo operato cercando di dare significato a quanto il bambino sta disegnando. Anche se abbiamo appena scritto che il disegno non è in questa fase un’attività rappresentativa della realtà, l’intervento dell’adulto può costituire uno stimolo in tal senso, esattamente come accade per l’acquisizione del linguaggio.

Il disegno nel secondo anno di vita (24 - 36 mesi)

Maggior coordinamento e nuove conquiste

Verso i due anni il bambino inizia a cogliere che c’è un rapporto tra i suoi movimenti ed i segni che lascia sul foglio: a questo punto si cerca di controllare il gesto, si ottengono linee verticali, orizzontali, circonferenze, linee spezzate che creano angoli. Manca ancora la capacità di rispettare i confini dello spazio entro cui si disegna, spesso il suo segno deborda al di fuori dell’area a disposizione e non prende in considerazione, collegandoli tra loro, i segni già tracciati sul foglio
Non c’è ancora l’idea di staccare lo strumento dal foglio, ma vi è una padronanza nettamente maggiore, resa possibile dalla maturazione motoria (l’indice ed il pollice iniziano ad avere un ruolo maggiore) e della coordinazione oculo manuale, infatti ora il movimento della matita è guidato dallo sguardo.
A questi progressi sul piano grafico corrispondono infatti altre evoluzioni dal punto di vista motorio: per esempio ora il bambino sa regolare il movimento e l’apertura del proprio braccio in relazione alla distanza dell’oggetto che vuole prendere; impara a muoversi in spazi anche stretti senza urtare gli oggetti e anche rispetto al modo di mangiare, impara a portare il cucchiaio con la mano alla bocca e non ad avvicinarsi con la bocca al piatto.
Il bambino in questa fase aumenta il tempo dedicato al disegno, inizia a presentarsi l’interesse per i colori.

Quanto un cerchio cambia il senso del disegnare...

A due anni e mezzo, grazie ad un controllo motorio maggiore, compaiono sui fogli i primi abbozzi di forme, isolate e distanti tra di loro: questo è indice di come il bambino inizi a staccare lo strumento dal foglio, superando la fase chiamata dello scarabocchio “vegetativo motorio”. Compariranno presto forme quali “riccioli” , “spirali” o cerchi multipli: il cambio di forme rappresentate non è banale, perché la loro realizzazione è possibile solo grazie ad un maggior controllo delle articolazione della spalla, del polso, ma anche dei movimenti più fini delle dita. Inoltre queste nuove forme cambiano l’esperienza del disegnare, che diventa da attività puramente di piacere per lo scarico della tensione neuromuscolare (ottenuto con le linee varie dei mesi precedenti) ad esperienza visiva: disegnare diventa anche un’attività di scoperta e piacere rispetto a quanto si sta rappresentando.
Con l’avvicinarsi del terzo anno di età siamo ad uno snodo importante per due motivi: in primo luogo il disegno inizia ad essere anche un’attività per riprodurre e rappresentare aspetti della realtà e dei propri vissuti e, inoltre, compaiono i primi commenti verbali da parte del bambino su quanto prodotto.
Ecco perché in questi mesi compaiono anche i primi commenti verbali su quanto realizzato

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