Elezioni politiche e psicologia

Come scegliamo chi votare da un punto di vista psicologico? I meccanismi psicologici alla base della scelta di voto

Il prossimo 4 marzo (2018) saremo chiamati alle urne per le elezioni politiche.
In un precedente articolo di Psicologo Melzo e Psicologo Novate avevamo analizzato le variabili psicologiche che entravano in gioco in occasione del voto sul referendum costituzionale.
Ogni elezione ha le sue peculiarità, dipendenti dal periodo storico, dal contesto in cui avvengono, dalle procedure di voto e dai meccanismi elettorali a cui sono subordinate. Vi sono però alcune costanti che hanno a che fare con la psicologia degli elettori, su cui è possibile porre qualche riflessione.

Che cosa dovremmo votare se scegliessimo razionalmente...

Da un punto di vista logico, il voto dovrebbe dipendere dalle argomentazioni che in campagna elettorale più ci hanno convinto, magari facendoci cambiare punto di vista, magari confermandolo, ma comunque basata su un’analisi dei contenuti. In realtà, non è questo il meccanismo cognitivo che più ci rappresenta: tendenzialmente noi siamo portati a confermare i nostri pregiudizi e le nostre impressioni, riducendo o negando le informazioni dissonanti con cui veniamo a contatto.
Bisognerebbe votare chi propone un programma che la persona ritiene più positivo per sé (a prescindere da quali siano i criteri ed i valori che determinino questo “per sé”): ma la propaganda politica tende a non occuparsi di elementi concreti, ma a promettere vantaggi per tutti. A volte le promesse politiche sono francamente ridicole, motivo per cui spesso poi le persone si lamentano che “sono tutti bugiardi” , “nessuno mantiene quanto promette”: il problema non è solo in fase attuativa, ma nella promessa originaria, che non ha alcuna possibilità di essere attuata (abolire le tasse per tutti e aumentare gli investimenti dello stato per il pubblico, per esempio, non sono realizzabili).
Caprara e Barbaranelli, nel 2000, dopo ricerche ed analisi sui testi usati dai politici nelle campagne elettorali e dei risultati politici, hanno ipotizzato che generalmente gli elettori propendano a non intraprendere rischi rispetto al votare programmi, uomini e partiti che percepiscono come troppo destabilizzanti l’equilibrio del momento: questo spiega perché politici già in carica (sia al governo che all’opposizione) ricevono maggiori preferenze di volti emergenti

 ...e che cosa invece facciamo

  • I politici hanno da tempo imparato però che spesso ad esser vincente è la strategia della promessa più incredibile, che è quella che meglio influenza i nostri processi decisionali. Si tratta di una “scoperta” risalente al 2002, dal premio Nobel per l’economia, anche in quel caso uno psicologo (per chi fosse interessato, si rimanda ad un apposito articolo di Psicologo Melzo e Psicologo Novate cliccando qui) , Kahneman, che aveva intuito come le decisioni vengano prese sulla base di due sistemi mentali: il primo è di tipo istintivo, irrazionale, passionale, più immediato dal punto di vista del tempo della risposta e della fatica cognitiva che richiede. Il secondo sistema è più razionale, analitico, riflessivo e quindi risulta più lento e macchinoso: per questi motivi spesso si prendono decisioni impulsive e poco ponderate.

 

  • Un'altra variabile che influenza e distorce la possibilità di analisi più razionali e analitiche è quel che viene chiamato “effetto recenza: nel momento in cui dobbiamo valutare un qualcosa, siamo più influenzati dagli ultimi ricordi o sensazioni, i quali assumono un valore centrale a scapito di una lucida rilettura di tutto il periodo da valutare. Questo spiega perché sotto elezioni i governanti si adoperano per realizzare qualcosa che possa essere ritenuto come positivo dai cittadini.. a livello comunale per esempio sono celebri le sistemazioni di strade e opere pubbliche a ridosso del termine del mandato. Anche a livello di vita comune accade lo stesso: se passiamo una piacevole serata con una persona appena conosciuta, se poco prima di salutarsi capiterà una discussione, l'intero bilancio della serata ne risentirà negativamente; allo stesso tempo, una serata partita male e noiosa, se nel finale diventa piacevole, l'evento sarà più facilmente ricordato come positivo

 

  • Altro elemento contestuale che risulta importante in questi anni è l’assottigliamento delle differenze tra posizioni di destra e di sinistra: i primi studi di psicologia politica e dei meccanismi psicologici alla base dei processi di voto erano da contestualizzare in anni in cui la polarizzazione destra-sinistra era molto forte, radicale e radicata, più estrema di quanto lo sia oggi. Nonostante questo, destra e sinistra rimangono i due poli di riferimento entro cui definirsi, sebbene non sempre alle persone siano chiari i valori e i punti programmatici di riferimento dei propri politici, per cui incidono maggiormente i pregiudizi di ogni parte.

 

  • Nei decenni passati la maggior parte delle persone non era esposta ai contenuti politici e ai personaggi politici così come lo siamo ora: televisioni e soprattutto social network rendono visibili i contenuti, ma soprattutto i politici che li fanno propri: diventa difficile dissociare il contenuto dalla persona che lo presenta: gli aspetti personali dei politici diventano più orientanti di quanto dicano in molti casi. Questo accade anche perché i contenuti sono sempre più confusivi da comprendere, i dibattiti politici sembrano esser orientati a gettar discredito sui rivali che non ad esprimere nitidamente le proprie intenzioni.
    In un contesto in cui la sfiducia verso la politica pare essere l’orientamento dominante (le cifre delle astensioni dalle votazioni degli ultimi anni ne sono una prova), rendono più “affidabili” nella percezione delle persone le figure dei politici che possono “conoscere” nei loro modi di fare e di esprimersi grazie alle trasmissioni tv o ai loro canali social.

 

  • Diventano salienti alcune caratteristiche personali, che studi classici della psicologia della personalità (per esempio Caprara G.V., Barbaranelli C., Zimbardo P.) identificano nei tratti dell’energia e dell’amicalità. Signfica che i candidati politici che più sembrano risultare energici e amichevoli sono quelli a cui è data la maggioranza delle preferenze, sebbene a livello razionale siano più predittivi ed importanti altri tratti di personalità per valutare le capacità di governare (per esempio coscienziosità, responsabilità e competenza).

 

Per chi volesse approfondire

• Caprara G.V., Barbaranelli C., 2000, Capi di governo, telefonini, bagni schiuma, Raffaelo Cortina Editore, Milano.
• Caprara G.V., 2002, Personalizzazione della politica e strategie di scelta degli elettori. Nel segno dei tratti. In Psicologia contemporanea, 172, 4-11.
• Caprara G.V., Barbaranelli C., Zimbardo P., 1999, Personalità profiles and political parties. In Political Psychology, 20, 175-197.

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